Photo by Engin Akyurt
  • AVANGUARDIE | Il Corpo si Libera dalla Gabbia

Il Novecento si apre con la nascita delle Avanguardie storiche, movimenti che sviluppano e ampliano le innovazioni — non solo stilistiche, ma radicalmente ontologiche — dei loro predecessori. Come si è visto nei precedenti capitoli, i nuovi ideali e le inedite modalità di sentire e percepire la carne si legano a doppio filo alle contemporanee scoperte nell’ambito delle scienze sociali, della psicoanalisi e della filosofia contemporanea.

In quest’ottica l’arte, in maniera infinitamente più corposa rispetto alle decadi precedenti, investe direttamente la vita: si sovrappone a essa, vi confluisce e la fagocita. Il corpo, storicamente inteso dalla tradizione platonico-cristiana come la “prigione dell’anima”, si libera finalmente dalla sua gabbia concettuale e pretende ascolto. Friedrich Nietzsche e Sigmund Freud — l’uno guidato da una sensibilità filosofica estrema e profetica, l’altro forte della padronanza clinica della scienza psicoanalitica — danno inizio a una sistematica emancipazione dalla secolare mortificazione della carne. Mettendo radicalmente in discussione i concetti dogmatici di peccato, vergogna, pudore e devianza, essi restituiscono al corpo la sua dignità espressiva e pulsionale.

  • FUTURISMO | La Dinamica Automatica dell’Es

Nel Futurismo, la sconsacrazione del corpo passa attraverso l’esaltazione della macchina, della velocità e dell’impulso. In certi spunti teorici e plastici della scultura di Umberto Boccioni, nelle provocatorie e violente “serate futuriste”, nelle forme di intervento diretto e disturbante sulla società borghese dell’epoca, nel teatro sintetico e persino nelle declamazioni poetiche ortodosse di Filippo Tommaso Marinetti, il corpo mira a farsi puro istinto.

L’organismo futurista deve rispondere senza mediazioni razionali, in maniera quasi “automatica” e meccanica, agli stimoli esterni e cinetici della modernità. L’inconscio non è più una zona d’ombra da temere, ma una forza propulsiva: pretende le sue regole e l’Es le mette in atto attraverso l’azione diretta, il gesto atletico, lo scontro e la performance fisica totalizzante.

  • DADA | L’Anti-Arte e il Corpo come Negazione Rituale

Dada si configura come un movimento radicalmente filosofico e politico prima ancora che artistico, tanto che la sua documentazione letteraria, poetica e manifestataria è storicamente persino più prolifica e densa delle sue stesse tracce oggettuali. Le manifestazioni che implicano sistematici sconfinamenti teatrali e performativi — orchestrate da artisti e scrittori al celebre Cabaret Voltaire di Zurigo tra il 1916 e il 1918 — si fondano sulla negazione totale dell’istituzione artistica tradizionale.

Praticando programmaticamente quella che i dadaisti definiscono “anti-arte” — ovvero il rifiuto della perizia tecnica, della firma d’autore e della sacralità della tradizione — il movimento mette in scena un corpo radicalmente libero. È una corporeità che rivendica la possibilità stessa di potersi esprimere fuori da ogni logica di mercato. Al contrario, la corporeità ufficiale dell’epoca — mutilata dalla tragedia della Prima Guerra Mondiale e alienata dai ritmi della società industriale — confinava l’individuo in rituali quotidiani alienanti, gesti rigidamente codificati e movenze robotiche e catatoniche (si pensi alla figura dell’automa o del mutilato di guerra). Il corpo dadaista spezza questo automatismo sociale attraverso l’assurdo, la danza cacofonica e la provocazione fisica.

  • SURREALISMO | La Libido, il Camuffamento e l’Estraneazione

Il Surrealismo, che si propone di capovolgere gli statuti dell’arte e della letteratura secondo i dettami dei manifesti teorizzati da André Breton, è stato storicamente il movimento che più capillarmente ha indagato l’inconscio. Il “nascosto”, il “non compreso” e il “sensuale vitalistico” trovano spazio d’azione assecondando le teorizzazioni di Freud sulla sessualità infantile e le ambivalenze strutturali della libido, traducendole in immagini legate al desiderio, al sogno, al perturbante e al fantastico.

L’artista surrealista parte sistematicamente da sé, dalla propria carne, giocando con autoritratti manipolati e mistificati per scoprire i propri abissi e farli scoprire al pubblico. Pensiamo a certe operazioni d’avanguardia di Marcel Duchamp (e al suo alter ego fluido Rrose Sélavy) o alle ossessioni paranoico-critiche di Salvador Dalí: in queste opere il corpo si trasforma, si camuffa, si liquefà e si femminilizza, forzando una riflessione profonda sull’identità personale, biologica e sessuale.

Tuttavia, con il Surrealismo si afferma definitivamente anche il senso di profonda estraneazione dell’individuo all’interno della neonata società di massa. Questa vertigine identitaria trova potenti anticipazioni nella Pittura Metafisica di Giorgio de Chirico (dove l’uomo scompare o si fa manichino di legno, gesso e riga) e nelle successive formulazioni del Dadaismo berlinese di un artista come George Grosz, costantemente ligio alla denuncia sociale e politica più spietata.

Attraverso queste lenti, le Avanguardie enfatizzano il lato patologico della società e dei rapporti interpersonali. Il voyeurismo, l’esibizionismo e i correlati comportamenti sadici, masochisti o feticisti non sono più visti come semplici devianze cliniche, ma come risposte sintomatiche a una totale anomia e indifferenza etica rispetto al contesto sociale. Il corpo surrealista, frammentato e abusato, apre così la strada alle generazioni artistiche della seconda metà del Novecento (dall’Azionismo Viennese a ORLAN), che esaspereranno queste intuizioni trasformando la carne nel campo di battaglia definitivo dell’arte contemporanea.


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