chaoss | young man breakdancing 2017

ANNI 80 | Il ruolo dei Centri Sociali

La Street Dance attecchisce in Italia nei primi anni Ottanta, trainata dall’impatto mediatico di pellicole cinematografiche come Flashdance (1983), Wild Style e Beat Street. Il fenomeno si sviluppa fin da subito di pari passo con il neonato movimento Hip-Hop nazionale.

A differenza degli Stati Uniti, dove la cultura di strada nasce nei ghetti e nei block party, in Italia il movimento trova un fortissimo pilastro di sostegno e aggregazione all’interno dei Centri Sociali Occupati Autogestiti (CSOA). Questi spazi diventano incubatori culturali fondamentali, in particolare a Roma (con il CSOA Forte Prenestino e la Snia Viscosa) e a Bologna (con l’Isola nel Kantiere e il Livello 54), offrendo alle prime crew spazi autogestiti in cui allenarsi, organizzare jam e confrontarsi.

Accanto ai centri sociali, la prima generazione di ballerini elegge lo spazio pubblico urbano a proprio teatro d’azione. I luoghi storici del breaking italiano diventano veri e propri punti di riferimento geografici della cultura underground:

  • Torino: i portici laterali del Teatro Regio.
  • Milano: l’iconico “Muretto” di Corso Vittorio Emanuele II.
  • Genova: i portici di fronte al Longines in Piazza Piccapietra.
  • Roma: la Galleria Colonna (oggi Galleria Alberto Sordi).

In questi spazi improvvisati, su pezzi di cartone o linoleum, si consumano le battle e gli allenamenti quotidiani della Old School italiana. Tra i pionieri leggendari che hanno tracciato la strada del Breaking in Italia ricordiamo:

  • Massimo Colonna, alias Crash Kid (1972-1997), colonna portante della scena romana.
  • Maurizio “The NextOne” Cannavò di Torino, coreografo e ballerino di fama mondiale.
  • Emilio e Marcella di Genova; Davide “Kid Head” e Roberto “PapaB” di La Spezia.
  • Carlo “DC Ace” di Pesaro; Scacio di Mantova; Luca “Led” Miniati di Firenze; Marco Sala di Ortona.
  • Andrea “Tim” Di Antonio e Simone “Serio” Festelli di Roma.
  • Eddy J, Begha, Roger, Kaze e Snorky di Savona.

ANNI 90 | Lo “Stile Italiano”

A partire dagli anni Novanta, b-boy e b-girl italiani smettono di essere semplici spettatori o emulatori del modello americano e iniziano a rappresentare uno “stile europeo e italiano” anche all’estero, caratterizzato da una tecnica sopraffina e da un approccio originale alle powermoves.

Il decennio si apre con un trionfo storico: nel 1991, Maurizio “The NextOne” ed Emilio, uniti alla celebre crew transalpina Battle Squad, vincono il Battle of the Year (BOTY), la competizione globale più prestigiosa. Il successo si ripete nel 1995, quando Kid Head e Crash Kid conquistano il titolo mondiale sul palco del BOTY con il supergruppo europeo The Family.

La consacrazione internazionale avviene proprio nel cuore dell’Hip-Hop: tra il 1991 e il 1992, i Battle Squad sbarcano a New York. Il loro stile geometrico, pulito e innovativo viene esportato direttamente nella patria della Street Dance, donando nuova linfa e freschezza a una scena newyorkese che in quegli anni registrava un fisiologico calo numerico e qualitativo.

A livello locale, la mappa del breaking romano si espande. Oltre alla Galleria, la mappa urbana dell’allenamento si arricchisce di nuovi spazi: il sottopassaggio di viale Regina Margherita, i portici di piazza San Giovanni Bosco, l’Air Terminal di Garbatella e i marmi del Foro Italico (nei pressi dello Stadio Olimpico).

ANNI 00 | Il riconoscimento urbano

Con l’ingresso nel nuovo millennio, l’arte di strada in tutte le sue declinazioni — dalla danza alla giocoleria, dal mimo al rap — vive una crescita esponenziale sul territorio nazionale. La Street Dance esce definitivamente dall’oscurità dell’underground per integrarsi nel tessuto artistico istituzionale e turistico delle città.

In Italia si stima la presenza di almeno 10.000 artisti e performer di strada (tra musicisti, acrobati, danzatori e writer) che animano stabilmente piazze ed festival dedicati lungo tutta la Penisola.

Questo boom culturale spinge le grandi amministrazioni comunali a regolamentare e valorizzare il fenomeno. Tra il 2013 e il 2014, le sole città di Roma e Milano vedono oltre 3.000 performer iscriversi agli speciali registri comunali degli artisti di strada, istituendo piattaforme di prenotazione dei posteggi urbani per tutelare il diritto all’esibizione e riconoscendo la street dance come parte integrante e vitale del patrimonio culturale delle metropoli moderne.

Anni 10 | Consacrazione Globale

Nel corso degli anni dieci del Duemila, la Street Dance in Italia compie il salto definitivo da fenomeno underground a pilastro della cultura pop e dello spettacolo internazionale. Nuove e storiche formazioni, come la milanese Bandits Crew, dominano i palchi dimostrando che il livello tecnico italiano è ormai al pari di quello dei colossi mondiali. Il triennio tra il 2015 e il 2017 diventa così un periodo d’oro e di straordinaria accelerazione:

  • 2015 – Roma Centro del Mondo: L’evento spartiacque per il movimento italiano avviene l’anno in cui la capitale viene scelta per ospitare la prestigiosa finale mondiale del Red Bull BC One, la sfida uno-contro-uno più importante del pianeta. Il 14 novembre 2015, il Palazzo dei Congressi di Roma si trasforma nel tempio mondiale della disciplina, accendendo i riflettori dei media nazionali e internazionali sull’incredibile maturità artistica della nostra scena.
  • 2016 – I talent show sdoganano l’Urban Dance: La street dance abbatte definitivamente i pregiudizi televisivi. Performance di altissimo livello coreografico conquistano il grande pubblico, come dimostra il ballerino e acrobata Marco “Kira” Cristoferi, che si classifica sul podio di Italia’s Got Talent portando la cultura urbana in prima serata e diventando successivamente un performer per il celebre Cirque du Soleil.
  • 2017 – Il sogno dei cinque cerchi e il ricambio generazionale: Tra la fine del 2016 e l’inizio del 2017 arriva la notizia che cambia per sempre la storia di questa danza: viene annunciata l’inclusione ufficiale del Breaking all’interno dei Giochi Olimpici Giovanili. Il 2017 si trasforma così nell’anno zero di una rivoluzione: per la prima volta i b-boys e le b-girls della nuova generazione, cresciuti nelle scuole e nelle piazze italiane, iniziano a prepararsi per le prime selezioni internazionali con l’obiettivo di volare alle Olimpiadi. È in questo clima di fermento che si impongono nuovi talenti cristallini come Mowgly, pronti a raccogliere l’eredità dei pionieri degli anni ’80 e ’90 e a portare il nome dell’Italia sui palcoscenici più importanti del mondo.

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