
SOCIALIZZARE
Con il termine Street Dance (danza di strada o danza urbana) si identifica un insieme eterogeneo di stili di danza evolutisi e codificatisi al di fuori delle scuole di ballo tradizionali. Il loro palcoscenico naturale è da sempre lo spazio pubblico e d’aggregazione: strade, dance party, feste di quartiere, parchi, cortili scolastici, rave party e night club. Le discipline urbane sono storicamente basate sulla cultura dell’improvvisazione (freestyle) e sulla socializzazione, elementi che incoraggiano l’interazione, la condivisione e il contatto diretto sia con gli spettatori che con gli altri ballerini.
Evolutasi dai complessi contesti urbani e suburbani fino a strutturarsi in solide forme di cultura underground, la Street Dance agisce nel tessuto sociale alla stessa stregua di una danza popolare moderna. Tuttavia, l’avvento dei social network e delle piattaforme di video-sharing (come YouTube, Instagram e Facebook) ha radicalmente trasformato questo paradigma. Fino al 2017, la danza urbana ha vissuto una globalizzazione istantanea: i passi e le evoluzioni non si tramandano più solo da un quartiere all’altro della stessa città, ma vengono condivisi in tempo reale tra community virtuali sparse in ogni angolo del pianeta, unite dagli stessi gusti musicali e connesse attraverso lo schermo.
Se le radici storiche della street dance rimangono indissolubilmente legate all’urbanizzazione, la sua diffusione globale ha abbracciato geografie diversificate, dando vita a fenomeni come il B-boying (noto come Breaking e nato a New York), il Melbourne Shuffle (sviluppatosi in Australia) e l’elettronica Tecktonik (esplosa a Parigi).
REINTERPRETARE LA CULTURA
Le origini precise della Street Dance rimangono affascinanti e dai confini sfumati. Per convenzione storiografica, la sua nascita viene collocata tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta all’interno delle giovani comunità afroamericane e latine del South Bronx di New York. Prima ancora del celebre fenomeno dei Block Party e della nascita tecnica dei breakbeat isolati dai DJ, l’ispirazione arrivava direttamente dalle innovazioni della musica funk. Ispirati dall’energia e dai movimenti scenici di artisti rivoluzionari come James Brown, i primi pionieri iniziarono ad abbinare movimenti ritmici in piedi e passaggi a terra, senza seguire una vera e propria struttura accademica, ma lasciandosi guidare unicamente dal flusso del ritmo.
Originariamente, il Breaking prende vita in strada all’interno del cosiddetto cypher: un cerchio antropologico formato dalle persone in cui i ballerini (b-boy e b-girl) si alternano uno alla volta per eseguire la propria sessione di ballo. Oltre a essere un momento di pura espressione personale e di allenamento, il cypher rappresenta il nucleo primordiale della socializzazione giovanile urbana.
All’interno di questo cerchio può nascere in qualsiasi momento una sfida individuale o di gruppo, chiamata in gergo battle. Il cypher e il battle costituiscono una vera e propria reinterpretazione culturale, poiché riprendono e modificano antiche pratiche rituali e di confronto tribale, adattandole con forza all’ambiente metropolitano contemporaneo.
Arrivando all’oggi, il concetto di sfida si è ulteriormente evoluto: pur mantenendo intatto lo spirito del cerchio di strada, il battle è diventato il format centrale di giganteschi eventi internazionali e competizioni mondiali (come il Red Bull BC One o lo Street Fighters), dove la reinterpretazione della cultura di strada si fonde con lo spettacolo e l’atletismo d’élite davanti a platee di migliaia di persone.


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