
Il corpo come manifesto della modernità
RICERCARE IL VERO | La sensualità vitale e il ritorno al primordiale
Nelle arti figurative, già sul finire del diciannovesimo secolo, si assiste a una radicale riconfigurazione del corpo: esso cessa di essere un elemento istituzionalizzato – ingabbiato da convenzioni formali, anatomiche e sociali – per farsi espressione naturale, sensuale e veicolo di una potente carica vitalistica. Con la parabola dei Preraffaelliti e, più ampiamente, con il Simbolismo – dalle visioni mitiche di Gustave Moreau alla plasticità tormentata di Auguste Rodin – il corpo, in particolare quello femminile, si fa allegoria del mondo. Nella cultura fin de siècle, questa dimensione erotica e simbolica diviene pervasiva. Nei ritratti di Dante Gabriel Rossetti, Gustav Klimt o Alphonse Mucha, le figure femminili e le loro pose serpentine, flessuose e ammiccanti si configurano come un vero e proprio inno alla vita, al desiderio e all’amore liberato.
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