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​Dalla Ricerca del Vero alla Crisi dello Status Quo

  • Ricercare il Vero | Il Corpo Naturale e Sensuale

Nelle arti figurative, già sul finire del diciannovesimo secolo, si assiste a un profondo mutamento di paradigma: numerosi artisti e correnti d’avanguardia iniziano a guardare al corpo umano non più come a un elemento accademico e istituzionalizzato, irrigidito da convenzioni formali e sociali, bensì come a un’entità naturale, sensuale e dotata di una potente carica vitalistica.

Già con la Confraternita dei Preraffaelliti e, più in generale, con l’alveo del Simbolismo europeo — da Gustave Moreau ad Auguste Rodin — e, poco dopo, con i movimenti della Secessione e i fondatori dell’Art Nouveau, il corpo (in particolare quello femminile, eletto a vera e propria allegoria del mondo) viene investito da un’accesa sensualità che, nella cultura fin de siècle, si fa pervasiva e ipnotica. Pensiamo alle opere di Dante Gabriel Rossetti, di Gustav Klimt o di Alphonse Mucha: i loro ritratti femminili, caratterizzati da pose serpentine, fluide e ammiccanti, non erano che un inno manifesto alla vita, all’amore e al desiderio primordiale, scardinando il puritanesimo borghese dell’epoca.

Questa viscerale ricerca del vero si intreccia, intorno al 1890, con un’alleata fondamentale: la caccia al “genuino” e al “primordiale”. Questo bisogno di purezza spinge Paul Gauguin a fuggire dalla civiltà industriale per riscoprire le società native e “primitive” dei mari del sud, mentre Émile Bernard e il gruppo dei Nabis si isolano nel paesaggio arcaico della Bretagna per ritrarne gli antichi costumi. In una diversa ma altrettanto feconda declinazione psicologica, la medesima urgenza espressiva muove Vincent van Gogh nel Mezzogiorno di Francia e guida l’esistenzialismo visivo di Edvard Munch tra Pont-Aven e la Norvegia, trasformando il corpo nell’interfaccia del dolore e dell’estasi dell’esistenza.

  • Lo Sguardo dell’Altro | La Scoperta dell’Etnologia e del Mito

La scoperta artistica delle civiltà primitive e “selvagge” apre un capitolo teorico di fondamentale importanza, che pone esplicitamente l’accento sulle ambivalenze costitutive del corpo e sulla sua natura culturale. Le intuizioni visive dei pittori fin de siècle anticipano e dialogano strettamente con i successivi e sistematici sviluppi del Novecento nell’ambito dell’etnologia e dell’antropologia culturale. Saranno proprio le ricerche sul campo di studiosi della portata di Bronisław Malinowski, Margaret Mead, Lucien Lévy-Bruhl, Marcel Mauss (con il suo concetto fondamentale di “tecniche del corpo”) e Alfred Métraux a dimostrare scientificamente come la corporeità, i suoi rituali e le sue modificazioni siano il primo e fondamentale veicolo di identità e diversità culturale.

[Intuizioni Artistiche Fin de Siècle]
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[Sviluppi Scientifici del Novecento]
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├─► Antropologia (Mauss, Malinowski, Mead): Il corpo come costrutto culturale.
└─► Storia delle Religioni (Kerényi, Eliade): Il corpo come sede del rito e del sacro.

Parallelamente, non si possono trascurare gli apporti nel campo della storia delle religioni che, muovendo dalle analisi del mito di fine Ottocento, fioriranno nel corso del ventesimo secolo con gli studi sui culti, sui riti estatici e sulle civiltà preelleniche condotti da Károly Kerényi e Mircea Eliade. Il corpo smette di essere pura anatomia oggettivabile e si rivela come la sede sacra del rito, del sacrificio e della metamorfosi.

  • Minare lo Status Quo | La Vita come Opera d’Arte

Questi sentimenti nuovi e queste profonde inquietudini investono inevitabilmente anche la letteratura e l’estetica del tempo. Nel panorama anglosassone, le riflessioni di John Ruskin, l’estetismo provocatorio di Oscar Wilde e le pagine critiche di Walter Pater teorizzano il superamento dei confini tra arte e realtà. In Francia, la poesia di Charles Baudelaire e Stéphane Mallarmé celebra la sensualità e il simbolismo della carne, un’onda che in Europa contamina il misticismo di Stefan George, l’edonismo panico di Gabriele D’Annunzio e che giungerà a detonare nelle prime violente intuizioni di Filippo Tommaso Marinetti.

Tutte queste espressioni artistiche, letterarie e umane spingevano verso una medesima, radicale direzione: considerare e vivere la “vita come opera d’arte”, tendendo a una totale ed estrema estetizzazione dell’esistenza.

      [Estetismo Ottocentesco]                       [Avanguardia Novecentesca]
      La Vita si fa Opera d'Arte                     Il Corpo distrugge la Norma
 (Wilde, Pater, Baudelaire, D'Annunzio)              (Fauves ed Espressionismo Tedesco)
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     Estetizzazione del Corpo                           Messa in Mostra del Corpo

Questo cammino inedito e la progressiva conquista di un’idea di sé più consapevole e libera dai vincoli morali non potevano non minare alla base la cultura borghese vigente. Se l’Ottocento si chiude glorificando il corpo attraverso l’estetismo e il simbolismo, i primissimi anni del Novecento vedono l’esplosione dei Fauves in Francia e, soprattutto, dell’Espressionismo tedesco (il gruppo Die Brücke).

Attraverso la pratica del nudo nella natura, la liberazione del colore e uno stile di vita programmaticamente comunitario e anticonformista, gli espressionisti esercitano una spietata critica culturale e di costume nei confronti dello status quo. È proprio a partire dal corpo nudo, liberato, asimmetrico e violentemente messo in mostra, che la gabbia sociale della borghesia viene definitivamente scardinata, preparando il terreno per le successive rivoluzioni delle avanguardie novecentesche.


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