Peeter van Bredael | Commedia dell’Arte Scene in an Italian Landscape (Detail) 1665

TEATRO PROFANO

Il teatro di strada vanta una storia monumentale e complessa. A ben vedere, il tempo in cui le rappresentazioni si sono svolte esclusivamente all’interno degli edifici teatrali tradizionali, dal punto di vista storico, è una parentesi estremamente limitata rispetto ai secoli in cui lo spazio scenico d’elezione era un luogo aperto: un mercato in fermento, una fiera di paese, una piazza brulicante, una via o il sagrato di una chiesa. Dal Cinquecento fino al ventesimo secolo, persino il teatro concepito per lo spazio chiuso dei palchi e delle platee si è sistematicamente impossessato delle particolarità, dei ritmi e delle tecniche nate e collaudate sulla pietra delle strade.

In quanto espressione profondamente profana, il teatro di strada nasce storicamente dinanzi al tempio. Nell’alto Medioevo si impone come l’unico vero co-protagonista dello spettacolo sacro, opponendo alla liturgia ufficiale un registro buffonesco, carnvalesco e dichiaratamente comico. I suoi militanti sono istrioni, giullari e saltimbanchi, spesso costretti al vagabondaggio, che rappresentano a tutti gli effetti gli unici veri professionisti del teatro in epoca medievale. Amatissimi dal popolo e considerati gli eredi naturali dei mimi della tarda romanità, resistono strenuamente alle messe al bando e alle durissime persecuzioni da parte delle autorità civili e religiose. Risulta impossibile eliminarli: la loro presenza continua a riaccendere le piazze, le fiere e, talvolta, a infiltrarsi persino all’interno delle stesse navate ecclesiali.

TRADIZIONE IRRISOLTA

Eppure, per secoli, il teatro di strada non è stato considerato una tradizione accademica ufficiale. Cruciani e Falletti, nel loro storico Promemoria del teatro di strada pubblicato nel 1984, parlavano non a caso di una “tradizione irrisolta”: una presenza inequivocabilmente continua, pervasiva e amplissima, ma deliberatamente estromessa e marginalizzata rispetto alla storiografia ufficiale del teatro.

Il fermento culturale e politico che ha attraversato gli anni Settanta e Ottanta ha però invertito la rotta, spingendo il teatro fuori dagli stucchi degli edifici storici per riportarlo di nuovo nelle piazze, a diretto contatto con la terra e con la gente. Una consapevolezza artistica totalmente nuova, accompagnata dalla sperimentazione di soluzioni sceniche d’avanguardia, ha permesso al teatro di strada di assumere un significato socio-culturale sempre più rilevante nel nostro presente. Ritornando autenticamente popolare, il teatro riscopre oggi un decentramento antico, trasformando ogni angolo della città in un potenziale centro di aggregazione e catarsi collettiva.

LA FRANCIA E L’EUROPA CONTEMPORANEA

In questo scenario contemporaneo, la Francia si conferma il paese faro e il motore trainante dell’intero settore. Oltralpe, l’arte di strada è ufficialmente riconosciuta come una delle più alte e complesse forme drammaturgiche del nuovo millennio, un primato supportato da massicci investimenti e da politiche culturali lungimiranti. I più grandi raduni di massa del continente europeo sono incentrati proprio sulle varie discipline e sui linguaggi del teatro di strada: festival leggendari come lo Chalon dans la Rue a Chalon-sur-Saône o il Festival International de Théâtre de Rue di Aurillac richiamano ogni estate centinaia di compagnie e centinaia di migliaia di spettatori, trasformando intere città in laboratori permanenti.

Questa eccezionale spinta istituzionale sta portando alla nascita in tutta Europa di imponenti spazi di creazione d’avanguardia interamente dedicati a questo “nuovo” settore. L’esempio più colossale di questa evoluzione è senza dubbio la Cité des Arts de la Rue a Marsiglia. Questa immensa struttura vanta una superficie coperta di ben 33.000 m² in cui vengono riprodotti, con un’ingegneria avveniristica, spazi urbani chiusi e riscaldabili. Questa tecnologia permette alle grandi compagnie internazionali di portare avanti i processi di ricerca, allestimento e prova durante tutto l’anno, sfidando i limiti stagionali e offrendo al contempo enormi officine scenografiche e laboratori creativi che stanno ridefinendo i confini della drammaturgia urbana globale proprio in questi anni.


Rispondi