
Belgio
In Belgio, la videodanza si sviluppa in stretta relazione con la nuova danza fiamminga, caratterizzata da una ricerca analitica, talvolta quasi ossessiva, sul movimento e sulle possibilità espressive del corpo. Il passaggio dalla scena allo schermo non si limita a documentare la coreografia, ma ne rielabora il linguaggio attraverso il montaggio, l’inquadratura e la costruzione dell’immagine.
Jan Fabre, ad esempio, trasferisce nella dimensione cinematografica alcuni tratti distintivi della propria ricerca: la ripetizione, l’attenzione al particolare e l’osservazione della realtà come organismo vivente. Nei suoi lavori video, tra cui De Schelde (1988), Tivoli (1993) e Questa pazzia è fantastica – Paysages fabriens (1993), il paesaggio, il corpo e gli oggetti diventano elementi di una composizione visiva autonoma, nella quale il tempo e il gesto assumono una dimensione quasi rituale.
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