
L’attore al centro e la rivoluzione psicofisica
Nel panorama critico contemporaneo è evidente come, a partire dal Rinascimento fino a tutto l’Ottocento, il teatro occidentale sia stato progressivamente dominato dalla parola letteraria. In questo processo, il corpo dell’interprete ha smarrito la propria originaria efficacia gestuale e rituale.
Il Novecento si apre invece con una radicale inversione di tendenza: una rivoluzione copernicana che rimette l’attore, e la sua dimensione corporea, al centro della messinscena. I teorici delle avanguardie storiche auspicano un ritorno al “teatro puro”, indipendente dalla dittatura del testo e orientato ai sensi dello spettatore attraverso una partitura sinfonica di movimenti, ritmi, musica, pantomima e arti visive.
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