Progetto Oreste (1997-2001) | Copertine dei libri pubblicati

Fra 80 E 90

​Il primo esempio italiano di arte relazionale si incontra alla fine degli anni Ottanta con le ricerche e le azioni di Cesare Pietroiusti. Con la mostra Forme di relazione a cura del critico Roberto Pinto, il concetto di relazione entra a far parte di innumerevoli ricerche successive che si addensano e si sperimentano intorno al Progetto Oreste.

Nell’ottobre 1993, a Orzinuovi, in provincia di Brescia, Roberto Pinto invitò alla mostra: Piero Almeoni, Maurizio Donzelli, Emilio Fantin, Eva Marisaldi, Premiata Ditta (Vincenzo Chiarandà e Anna Stuart Tovini), Luca Quartana e Tommaso Tozzi. Per l’occasione fu pubblicato un piccolo catalogo con il titolo Forme di relazione edito a Milano dalle Edizioni Millelire.

Sul finire degli anni novanta, altri due artisti, Massimo Silvano Galli e Michele Stasi, inaugurano, con l’agenzia Oficina – Making Reality, un’intensa stagione di riflessioni, progetti e opere d’arte relazionale direttamente immersi nel tessuto dell’intervento socio-culturale. Tra le tante, citiamo Cento Anni di Adolescenza, un articolato progetto finanziato dal Comune di Milano che, dal 2001 al 2005, in collaborazione con l’Università degli studi di Milano-Bicocca, che ha cinvolto oltre 2500 adolescenti nella creazione del proprio autoritratto.

​ORESTE

​Il Progetto collettivo Oreste riunisce un numero variabile di artisti visivi, critici, letterati, intellettuali e operatori, in prevalenza sparsi sul territorio italiano, che scelsero di incontrarsi periodicamente non per produrre manufatti artistici collettivi o per promuovere carriere artistiche individuali, ma per lavorare, insieme, alla creazione di spazi per lo scambio di idee, progetti, conferenze, proiezioni, tavole rotonde, incontri informali. Programmi di residenza, riviste culturali, eventi artistici non erano limitati solo all’ambito delle arti visive. Oreste Zero, Oreste Uno e via enumerando, sono state le denominazioni dei principali incontri e convivi, svoltisi in vari luoghi, attraverso cui il progetto prese forma.

​Oreste mette in pratica la volontà condivisa da alcuni artisti di provare a mettere da parte le proprie individuali creazioni artistiche per concentrarsi sull’organizzazione e promozione di eventi dedicati all’interscambio di idee tra i vari settori della cultura contemporanea. Per questo tipo di attitudine venne coniato il termine di “arte relazionale“, anche in risposta a una situazione di mercato artistico stagnante diffusasi a livello nazionale nel corso degli anni ’90.

​
​L’arco cronologico in cui Oreste si sviluppa va dal 1997 al 2001; successivamente, esaurendosi la sua funzione aggregante in un momento di crisi del mercato, il Progetto si dissolve spontaneamente in una serie di iniziative artistiche e culturali sul territorio italiano, sotto differenti denominazioni. L’eredità di Oreste – le idee e le amicizie nate dai suoi incontri e interscambi – dura ancora oggi, fino a diventare un esempio di nuova progettualità. Un caso emblematico si può considerare quello del progetto denominato Lu Cafausu e della conseguente “Festa dei vivi (che riflettono sulla morte)“, che vede come artisti ideatori proprio alcuni dei più attivi e fondanti della esperienza di Oreste.

Curiosità

​Il nome “Oreste” venne scelto a caso da un gallerista nel 1997 durante una delle prime riunioni dei fondatori del Progetto; “Oreste” non rappresenta nient’altro che un nominativo qualsiasi e la decisione di adottarlo si può paragonare alla scelta di un nome per un bambino che stia per nascere. Nel 1999 il critico svizzero Harald Szeemann, nominato direttore della 48. Biennale di Venezia, sezione Arti Visive, invitò Oreste a prendere parte alla mostra intitolata dAPERTutto all’interno del Padiglione Italia ai Giardini di Castello, con una sala intera dedicata all’organizzazione di eventi e incontri a rotazione.

In quella occasione (10 giugno – 7 novembre 1999) Oreste diede vita a circa un centinaio di eventi artistici per un pubblico di migliaia di persone (alcuni tra gli eventi: New Spaces for Contemporary Art; Multimedia Communication of Contemporary Art; Human Tunnel; Connection with Oreste Due; OresteCinema; Urban Stickers; Connection with the conference Piacere, Picasso! ecc.) e più di 500 persone da tutto il mondo presero parte attiva allo svolgimento del Progetto. Lo stesso Harald Szeemann, a cui venne confermato l’incarico di dirigere anche la successiva edizione della Biennale di Venezia – la 49. Biennale Internazionale d’Arte 2001​ – scelse di focalizzare la mostra in modo specifico sull’arte relazionale, ritenendo questa tendenza ormai diffusa, affermata e rappresentativa sul piano internazionale.


Rispondi