
Fra Arte e Sociale
Le esperienze di alcuni artisti italiani che operano nell’ambito della ricerca teatrale e che hanno scelto di lavorare con cittadini o con persone in particolari condizioni di disagio, affrontando le differenze – termine essenziale per il teatro in generale, ma ancor più per quello sociale – hanno creato contagi e sinergie, sfociati in felici osmosi tra teatro d’arte e teatro sociale. Dando vita, così, ad un orizzonte ricco di incontri tra arte, teatro e socialità.
Vicino al teatro di ricerca, sia nello sviluppo sia nelle diversificazioni metodologico/creative, il teatro sociale partecipa ai processi di rinnovamento dei linguaggi e delle tecniche. E negli ultimi anni, la pubblicazione di saggi di metodologia teatrale, la nascita di numerose compagnie sul territorio nazionale, la complementarietà diffusa del fare/insegnare teatro, accanto a un significativo movimento delle scienze sociali, hanno contribuito all’espansione dell’esperienza teatrale fuori dai teatri.
Questo ha favorito il progressivo affermarsi non solo di nuovi ambiti di intervento – quali la cooperazione internazionale, la promozione della salute e dell’ambiente, lo sviluppo di comunità territoriali, il benessere organizzativo, interventi con anziani e donne – ma di nuove forme organizzative e giuridiche, di nuove metodologie di intervento. Pianificando – per la prima volta in Europa – percorsi riconosciuti anche a livello universitario di formazione degli operatori di teatro sociale. Quest’ultimo ha ottenuto un prestigioso riconoscimento internazionale dall’Unione Europea con l’assegnazione del primo premio del bando Cultura 2011, assegnato ad un progetto italiano.ri_mappare il teatro
Ri_mappare il Teatro
Per quanto riguarda la situazione italiana, l’ultima mappatura del teatro sociale risale a circa dieci anni fa. Il primo Censimento – realizzato da ETI (Ente Teatrale Italiano), dalla rivista Catarsi-Teatri delle diversità, dall’Università di Urbino, da ENEA, e dalla Cooperativa teatrale Diverse abilità – non può essere esaustivO dei cambiamenti che si sono susseguiti proprio in questa decade.
Risulta urgente una nuova indagine – come si augura l’Associazione Ateatro – non solo per la conoscenza in sé del fenomeno e per porre a confronto realtà anche distanti (geograficamente, e per poetiche e percorsi formativi), ma anche per agevolare la nascita di reti tra operatori (come si è verificato di recente per il Coordinamento Nazionale Teatro in Carcere) o Protocolli d’Intesa (come già accaduto per il Teatro in Carcere con il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e l’Istituto Superiore di Studi Penitenziari), sinergie tra professionisti, gruppi ed esperienze.
Una nuova mappatura dovrebbe, infine, servire a informare e coinvolgere enti pubblici nazionali e locali, promuovere una maggiore attenzione nei confronti delle esigenze degli operatori, dei cittadini e delle comunità coinvolte poiché la questione della trasversalità della cultura nel costruire innovazione sociale è una delle linee guida più urgenti per i prossimi anni in Italia, e come appare anche dalle stesse nuove indicazioni della progettazione europea.
Torino
Torino, almeno sul piano teorico e progettuale, mostra una sensibilità relativamente maggiore rispetto ad altre realtà italiane nei confronti delle innovazioni teatrali e delle pratiche che intrecciano arte, partecipazione e intervento sociale. Questa predisposizione è legata anche alla presenza del DAMS dell’Università di Torino e del Social Community Theatre Centre, impegnato nella ricerca e nella formazione nell’ambito del teatro sociale e di comunità, che contribuisce allo sviluppo di iniziative sul territorio.
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i progetti e sempre più associazioni e compagnie hanno scelto di sperimentare nuove metodologie relazionali e teatrali, superando i confini tradizionali della rappresentazione. Il teatro diventa così uno spazio di incontro, espressione e partecipazione, capace di favorire la relazione con l’altro e di attivare risorse individuali e collettive.
Tra le esperienze più significative si collocano i progetti ideati da Barbara Altissimo e le iniziative promosse da Stalker Teatro – Officine CAOS, che con approcci differenti intrecciano ricerca artistica, sperimentazione performativa e intervento sul territorio. In queste pratiche, il processo creativo assume un valore che va oltre il risultato scenico, coinvolgendo la qualità delle relazioni e la possibilità di generare nuove forme di consapevolezza e appartenenza.
La presenza di istituzioni e realtà artistiche consolidate, tuttavia, non garantisce da sola una diffusione capillare di queste metodologie. Rimane aperta la sfida di trasformare le esperienze progettuali in pratiche continuative e sostenibili, capaci di coniugare l’autonomia della ricerca artistica con la responsabilità nei confronti della comunità.


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