Dopo aver vinto il Be Festival 2015 e dopo la loro presenza al Mirabilia Festival, i TiDA tornano a Torino. Dopo Eckhart è la volta di Quintetto, lavoro che indaga e mostra la nostra crisi economica. Un linguaggio personalissimo che, muovendosi tra cultura, danza e intrattenimento, lascia trapelare una concezione alta dell’arte: un’arte radicata nel presente ma che dal contingente pretende di elevarsi. Filosofia in danza raccontata con intelligente ironia. Il presente è in crisi e Quintetto, mettendo in scena le conseguenze sul piano artistico, mira a sensibilizzare il pubblico – che diventa coprotagonista sulla scena – ad una partecipata cooperazione.

Niente poltrone comode o distacco intellettuale, quindi. C’è un sistema culturale ferito da amministrare insieme, direttamente sul palco, ironizzando sui tagli e sui budget ridotti all’osso per ritrovare il senso profondo del fare comunità.

Leggiamo adesso le parole, ironiche, a volte mordaci, ma sempre spiazzanti di Marco Chenevier.

Intervista

Dalla filosofia alla scienza. Dopo Eckhart, la Montalcini: come nasce Quintetto.

In realtà Quintetto è uno spettacolo precedente “la scelta beati pauperes in spiritu – eckhart project”. Quindi siamo semmai passati dalla scienza alla mistica… Ma non è un matrimonio né con la scienza né con la mistica. La nostra è una danza con il pensiero prima di tutto. Pensiero scientifico, pensiero filosofico, pensiero teologico se contestualizzato storicamente. Quintetto nasce giocando con le costrizioni economiche. E Rita Levi Montalcini iniziò il suo lavoro di ricerca in situazioni non certo migliori, sperimentando su uova di pollo in laboratori di fortuna.

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OFFICINE CAOS
Quintetto
Coreografia, testo e interpretazione: Marco Augusto Chenevier
Co-direzione artistica: Alessia Pinto
Drammaturgia: Marco Chenevier & Smeralda Capizzi
Musiche: Smeralda Capizzi
Accompagnamento coreografico: Christine Bastin
Costumi e Scenografia: Ignazio Iannarino, Marco Chenevier, Smeralda Capizzi
Luci: Sébastien Lamy

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